mercoledì 17 settembre 2014

Napoli - Chievo 0-1. La dura legge del gol.

"Fai un gran bel gioco, però, se non hai difesa gli altri segnano, e poi vincono." cantava qualcuno nel lontano 1998. Quindici anni dopo, il Napoli di Benitez, nell'unico risultato a sorpresa della seconda giornata di Serie A, cade di misura al San Paolo contro un Chievo inferiore in tutti gli aspetti statistici della gara, ma autore dell'unico gol dell'incontro.

Formazioni iniziali. Hamsik svaria lungo il fronte offensivo, mentre i due centrocampisti centrali sono molto alti per cercare di controllare il gioco. Izco e Hetemaj possono lanciarsi negli spazi quando cambia il possesso del pallone mentre Maxi Lopez torna verso il centrocampo per attirare fuori posizione i difensori avversari.

Difficile analizzare dal punto di vista tattico una partita che, statistiche alla mano, ha visto in campo una sola squadra per possesso palla (72%-28%), passaggi completati (553-155), passaggi completati (86%-61%), conclusioni a rete (33, 9 nello specchio - 7, 1 nello specchio). Il Napoli ha giocato 90 minuti nella metà campo avversaria, avendo il pallino del gioco ma peccando colpevolmente nella finalizzazione, fallendo un calcio di rigore con Higuaìn e trovando sulla propria strada un grandissimo Bardi, che ha eretto un muro di fronte agli attacchi avversari. Nonostante questa sembri una delle classiche partite stregate, è ragionevole sottolineare qualche punto di interesse riguardo a quanto visto in campo.

1) INCAPACITA' DI SALTARE L'UOMO
Contro un Chievo raccolto in un solido 4-5-1 e con nessuna velleità di provare a fare la partita, sarebbe stato necessario, per superare la prima linea di pressing avversario, che gli uomini di maggiore qualità del Napoli facessero la differenza nell'uno-contro-uno, andando a creare la superiorità numerica necessaria per ottenere occasioni da gol le più nitide possibili. Nessuno dei solisti azzurri si è distinto in tal senso.

Solo 4 dribbling riusciti per il Napoli.
2) MAXI LOPEZ
La chiave tattica che ha portato al gol vincente è nella posizione del centravanti argentino, rispolverato da Corini dopo un annus horribilis passato fra Catania e Genova. Anzichè stazionare nel cuore dell'area avversaria e attendere rifornimenti, il 30enne ex-Barcellona si abbassa spesso e volentieri fino alla linea dei centrocampisti per smistare il pallone ai compagni, e proiettarsi nello spazio fra difesa e centrocampo da una posizione più arretrata.

La grafica dimostra come Maxi Lopez abbia quasi sempre ricevuto il pallone in posizione arretrata.

Il gol del Chievo. Albiol completamente fuori posizione permette a Maxi Lopez di andare in profondità. In difesa clamoroso buco per vie centrali con Koulibaly che si trova in posizione di terzino destro. Hetemaj, mal contrastato da Jorginho, si rende autore dell'assist decisivo.

3) HAMSIK
Le prestazioni di Marek Hamsik, specialmente sotto la guida di Benitez, sono spesso oggetto di interesse e di speculazione da parte di stampa e tifosi. In questa partita lo slovacco si è destreggiato bene nella posizione di seconda punta giocando molti palloni e tentando più volte la conclusione a rete, specialmente nel secondo tempo quando, nel tentativo di recuperare la partita, l'allenatore lo ha spostato a centrocampo nella coppia centrale.

Passaggi ricevuti da Hamsik nel primo tempo.

Passaggi ricevuti da Hamsik nel secondo tempo.

4) LA COPPIA JORGINHO - INLER
Entrambi dotati di ottima tecnica individuale, i due centrocampisti del Napoli continuano a dimostrarsi inaffidabili nella fase difensiva. In una gara contro una squadra tecnicamente inferiore, e non di poco, sarebbe lecito aspettarsi più di 2 contrasti vinti e 2 intercetti riusciti dai due centrocampisti titolari. Nessuno dei due è inoltre apparso a suo agio nella transizione dalla fase dalla fase offensiva a quella difensiva, e proprio da un contrasto molle di Jorginho nasce l'azione del gol clivense. Per quanto la strategia iniziale del Napoli potesse essere incentrata sul prendere in mano la partita sin dall'inizio, risulta curioso come un allenatore dell'esperienza di Benitez si ostini a puntare su una coppia di mediani così male assortita e poco complementare.

Tabella difensiva di Inler. Un solo contrasto riuscito (croce verde), 1 fallo commesso (triangolo nero), 1 intercetto riuscito (rombo verde), 1 disimpegno riuscito (cerchio verde).

Non migliore la statistica difensiva di Jorginho.

5) NESSUN IMPATTO DALLA PANCHINA
Anche l'uso delle sostituzioni è parso discutibile. La sostituzione Insigne - Mertens è ormai un motivo comune delle partite del Napoli, ma oggi il belga è parso sottotono alla stregua dei suoi compagni e Callejon ha giocato peggio del collega di Frattamaggiore. De Guzman, quando subentrato, è stato impiegato come ala destra e, per quanto abbia creato una buona occasione per Duvan Zapata nel finale, il suo ingresso è parso tardivo.

Marco Buonomo


martedì 2 settembre 2014

Genoa - Napoli 1-2. I grifoni, superiori nel gioco aereo, cadono nel finale.

In una bella partita, sostanzialmente equilibrata fino all'ultima parte del secondo tempo, il Napoli esordisce a Marassi con una vittoria strappata all'ultimo secondo, non senza aver evidenziato alcuni problemi strutturali. La squadra di Gasperini gioca con grande intensità e mette in difficoltà i favoriti dell'incontro ma perde lucidità e tenuta di campo alla distanza, consentendo alla squadra di Benitez di venire fuori e imporre il possesso palla nella seconda metà di gara, capitolando infine grazie a un gol allo scadere.

Formazioni al calcio d'inizio. Il Napoli può sfruttare il trequartista in più nella zona mediana, mentre gli esterni del Genoa, molto propositivi, costringono Callejon e Insigne a giocare una partita accorta.

PRESSING
L'intera partita del Genoa è caratterizzata dal pressing alto imposto da Gasperini ai suoi uomini per quasi tutto l'arco della gara. Nonostante la parità numerica a centrocampo, i padroni di casa accettano il rischio di lasciare spazio alle spalle della difesa e aggrediscono continuamente i portatori di palla avversari. Per ogni squadra che pressa, tuttavia, c'è normalmente in campo una che aspetta e poi riparte in contropiede: è così che, dopo solo 3 minuti, il Napoli trova il vantaggio con una combinazione sul versante sinistro fra Insigne e Higuaìn che porta al gol di Callejon, complice un errato posizionamento di Antonelli nel ripiegamento difensivo.

GIOCO AEREO
Il dato statistico più sorprendente è un misero 30% sui contrasti aerei vinti dal Napoli. Sotto questo aspetto, quello del Genoa è un dominio incontrastato, e, specialmente nel primo tempo, la grande quantità di traversoni lanciati in area, anche da grande distanza, impegna severamente il portiere Rafael in almeno due circostanze prima che quest'ultimo debba arrendersi al colpo di testa di Pinilla al minuto 39, a finalizzare l'ennesimo assalto nella metà campo avversaria. Nel secondo tempo, col passare dei minuti e l'emergere della stanchezza, sarà sempre più difficile per il Genoa arrivare sul fondo e crossare.

Duelli aerei del Napoli. La grafica evidenzia la grave inferiorità del Napoli sotto questo aspetto.


Cross del Genoa. 1 su 3 va a segno.

ZONE DI ATTACCO
Con il rientro di Zuniga il Napoli può sviluppare più gioco su almeno una delle due fasce, rinunciando alla passività della coppia Britos-Maggio vista nella doppia sfida contro l'Athletic nei preliminari di Champions. Il colombiano, forte delle buone qualità tecniche, offre buone soluzioni ai compagni ed è sempre propositivo lungo l'out di sinistra. Le occasioni più nitide per il Napoli nascono però dagli inserimenti per vie centrali, nel tentativo di sfruttare lo spazio alle spalle dei due mediani genoani.

Ottimo sotto il profilo del gioco aereo e dei cross, il Genoa dimostra però una scarsa penetrazione nella trequarti avversaria, non riuscendo praticamente mai a scardinare l'area avversaria palla a terra.

Per contro, il Napoli sfruttando ripartenze e giocate improvvise crea molto soprattutto sul versante sinistro e per vie centrali.

HAMSIK
Ancora una prestazione deludente per lo slovacco in una gara che, tatticamente, dovrebbe permettergli di sfruttare le sue migliori qualità, ovvero il movimento senza palla e l'attacco dei corridoi centrali. Il 17 azzurro non riesce mai a trovare la posizione in campo e gioca pochissimi palloni. Qualche triangolazione ben riuscita non può riscattare una prestazione a larghi tratti incolore, e quindi sarà il nuovo arrivato De Guzman a prenderne il posto nel secondo tempo e a realizzare il gol decisivo, allo scadere, con un ottimo inserimento senza palla su cross di Zuniga.

Prestazione opaca per Hamsik che tatticamente avrebbe dovuto rappresentare l'uomo in più-

MARCHESE E DE MAIO 
Caratteristica interessante della difesa a 3 di Gasperini è la frequenza con la quale i due difensori esterni, da ex-terzini, si sganciano per vie laterali andando a supportare il laterale di centrocampo. Questa particolare direttiva consente a De Maio, il più difensivo dei due, di fare una marcatura a uomo quando si affrontano attacchi con una sola punta, e a Marchese di sfruttare l'ottima capacità sui cross, come sovente avveniva quando giocava nel Catania.

Marco Buonomo


martedì 24 giugno 2014

Italia - Costa Rica 0-1. Il possesso palla non basta.

Il secondo appuntamento italiano con i Mondiali brasiliani regala ai tifosi azzurri una cocente sconfitta contro la Costa Rica, che contro ogni pronostico porta a casa i tre punti e accede matematicamente agli ottavi di finale del torneo.
Prandelli non cambia nel modulo ma negli uomini: confermato il 4-1-4-1 visto contro l'Inghilterra inserisce Abate a destra in difesa, dirottando Darmian a sinistra, riportando Chiellini al centro della difesa a scapito di Paletta, e sceglie Thiago Motta come titolare al fianco di Pirlo.
Jorge Luis Pinto, ct dei centro-americani, schiera la sua formazione tipo in un 5-4-1 estremamente compatto.

Formazioni al calcio d'inizio. I due fluidificanti costaricani si sganciano spesso in attacco, agevolati dalla tendenza degli esterni italiani a tagliare verso il centro. De Rossi in mediana non ha un uomo specifico da poter marcare mentre Pirlo e Thiago Motta devono affrontare duelli individuali.
I due aspetti tatticamente più rilevanti della gara sono l'incapacità dell'Italia di affondare lungo le fasce laterali, e il coraggio dei costaricani nel tenere la linea difensiva molto alta e vincere una grande quantità di contrasti in mezzo al campo.
Per quanto riguarda gli esterni, anche in questa gara la tendenza di Marchisio a giocare in mezzo al campo, essendo un centrocampista centrale per natura, libera di fatto il fluidificante avversario a spingersi in avanti e a tenere basso Darmian, il quale è già limitato nel suo gioco offensivo dal giocare sulla fascia opposta rispetto al piede preferito; sul versante opposto la prestazione di Candreva è estremamente deludente, con i suoi movimenti a tagliare verso il centro resi inefficaci dalla densità avversaria in quella zona di campo. Nè il giocatore della Lazio riesce a raddoppiare facilmente su Diaz, il quale sarà autore dell'assist al 44esimo per il gol partita di Bryan Ruiz.

Il dato più interessante, a fine partita, sarà rappresentato dalla quantità di volte in cui i giocatori italiani sono stati colti in fuorigioco, ben 11. L'unico episodio favorevole, in questo senso, è capitato sui piedi di un deludente Balotelli che ha sprecato malamente a tu per tu con il portiere avversario. E' necessario dare credito alla Costa Rica per il coraggio nel giocare una trappola del fuorigioco sistematica con cinque uomini, e nel riuscire a non farsi mai trovare troppo schiacciati verso la propria area di rigore. Il migliore in campo è, infatti, il centrale difensivo Giancarlo Gonzalez, praticamente perfetto nell'organizzare i compagni di reparto.

Italia per ben 11 volte colta il fuorigioco.
Per quanto i meriti della Costa Rica possano essere stati evidenti, la squadra che avrebbe dovuto vincere questo confronto era quella in maglia azzurra. E' difficile in questa partita trovare qualcosa, nel piano di gioco italiano, che abbia effettivamente funzionato: sia le scelte iniziali che in corso di Prandelli non hanno convinto e le prestazioni individuali sono state tutte generalmente al di sotto della sufficienza.

Costa Rica, superiore nei contrasti, è riuscita a vincere seconde palle e ripartire in velocità per la maggior parte della gara.
Sarebbe interessante sapere quali indicazioni siano state date ai giocatori azzurri su come contrastare il piano tattico degli avversari, visto che per 90 minuti si è assecondata in tutto e per tutto la strategia della Costa Rica, la quale ha mandato sistematicamente in fuorigioco gli attaccanti per poi affondare sulle fasce laterali. L'impressione, vista la difficoltà oggettiva di Pirlo nel tessere la trama del gioco, è che di istruzioni sugli avversari non ne siano state date a sufficienza, magari ipotizzando un approccio molto più conservativo e prudente da parte dei costaricani.
In attacco, vista la capacità degli avversari nel giocare una linea difensiva alta, sarebbe stato più logico inserire, in corso d'opera se non dal primo minuto, un attaccante in grado di attaccare gli spazi con facilità come Ciro Immobile, piuttosto che un Balotelli che tende a tornare a prendere il pallone: il giocatore rossonero è stato chiuso prima in inferiorità numerica dai centrali difensivi avversari e poi dalla verve difensiva del duo di centrocampo quando ha provato ad arretrare la sua posizione. In generale i suoi movimenti senza palla sono stati a dir poco inefficaci, e il giocatore stesso è uscito sempre più dal gioco col passare dei minuti. Ad ogni modo, dopo l'intervallo la Costa Rica ha abbassato di molto il suo raggio di azione ma da parte dell'Italia non c'è stato alcun assedio: nessuno degli innesti (Cassano, Insigne e Cerci) è riuscito a dare alla squadra il cambio di passo necessario a spezzare il fortino avversario.
Contro l'Inghilterra la contemporanea presenza di Pirlo e Verratti, due registi di centrocampo, aveva assicurato per larghi tratti non solo il dominio del possesso palla, ma anche la possibilità di trovare sempre la soluzione in verticale a sorprendere gli avversari: qualora gli inglesi avessero avuto un piano specifico per limitare Pirlo, il gioco sarebbe passato per Verratti che ne condivide le caratteristiche e, in parte, la visione di gioco.
Contro la Costa Rica la presenza in campo di un giocatore di contrasto come Thiago Motta, quando già De Rossi giostrava davanti alla difesa, è sembrata superflua e non ha aggiunto nulla al gioco a centrocampo.

Marco Buonomo


lunedì 16 giugno 2014

Inghilterra - Italia 1-2. Battaglia lungo la fascia destra.

La gara più attesa del Girone C della Coppa del Mondo è sicuramente la sfida, dal fascino intramontabile, fra Inghilterra e Italia, due grandi potenze europee che vogliono sfruttare il risultato pieno come trampolino di lancio per la propria avventura in terra carioca.
Cesare Prandelli nel corso delle qualificazioni e dei test della vigilia ha sperimentato un gran numero di assetti tattici: dal 4-3-1-2 al 3-5-2, passando per il 4-3-3 e il 4-2-3-1; per l'occasione opta per un solido 4-1-4-1 che, vista la presenza di Chiellini in posizione di terzino sinistro, può trasformarsi in un modulo a 3 dietro con lo sganciamento del terzino destro Darmian, esordiente assoluto insieme al centrale difensivo Paletta nella massima competizione internazionale. A sorpresa c'è Marchisio al posto di Insigne nel ruolo di esterno sinistro.
Roy Hodgson invece si affida al collaudato 4-2-3-1 con tre giocatori puramente offensivi dietro il centravanti di movimento Sturridge: sia Rooney che Welbeck, infatti, sono centravanti di natura. Sorprende il baby prodigio Sterling, un esterno naturale, in posizione di numero 10: probabilmente il ct inglese si aspettava Pirlo in posizione più centrale e voleva un giocatore meno "attaccante" di Rooney in quella posizione. Per inteso, Rooney nel corso della gara avrà responsabilità difensive molto maggiori di quante ne avrebbe avute in mezzo al campo.

Formazioni al calcio d'inizio. Inghilterra con un 4-2-3-1 molto offensivo, Italia che impegna severamente il centrocampo inglese con l'accentrarsi di Candreva e Marchisio, consentendo così a Verratti e Pirlo di non essere pressati e dettare il tempo della gara.
TUTTO SULLA FASCIA DESTRA
L'intera chiave della partita è la contrapposizione fra la fascia destra di entrambe le squadre, e tutti i gol segnati nell'arco della gara hanno a che vedere con questo elemento tattico: sin dal calcio d'inizio, l'Italia domina il possesso palla grazie ai tre centrocampisti centrali, tutti ugualmente adatti a fraseggiare corto, gestendo il ritmo della gara e a giocare palloni in diagonale verso Matteo Darmian e Antonio Candreva, entrambi schierati con l'intento di incidere nella propria zona di competenza. Parte del problema, per l'Inghilterra, è rappresentato dalla (comprensibile) scarsa predisposizione di Rooney nel coprire i movimenti del terzino avversario, ma grande merito va dato a Candreva, giocatore di grande intelligenza: la sua posizione in campo è a metà fra quella di un'ala e quella di un trequartista, con l'Inghilterra che per tutto l'arco della gara non ha mostrato consapevolezza su come gestirne i movimenti senza palla: Baines viene regolarmente attirato fuori posizione, mentre Gerrard non ha saputo affrontare la minaccia dei suoi tagli verso il centro.
Tale è lo spazio a disposizione in quella zona di campo che persino Marchisio, nella sua naturale tendenza ad accentrarsi, si trova spesso in quella zona per fare ulteriore densità; il vantaggio è ad opera proprio di quest'ultimo sugli sviluppi di un calcio d'angolo propiziato da una combinazione con Candreva.
Il pareggio inglese arriva un paio di minuti più tardi a dimostrazione di come il posizionamento così aggressivo di Darmian possa anche rappresentare un punto debole: il terzino si sgancia ma il passaggio a lui diretto viene intercettato, consentendo a Rooney di finalizzare il contropiede e trovare Sturridge sul secondo palo.

Passaggi ricevuti da Matteo Darmian, un moto perpetuo sulla fascia destra.

Cross effettuati dall'Italia: tutti provengono dalla fascia destra, mentre sul versante opposto Marchisio gioca più centrale e Chiellini si sgancia raramente.
CONTROMISURE INEFFICACI
Nel secondo tempo Hodgson decide di invertire le posizioni di Rooney e Welbeck, spostando sulla fascia più problematica un giocatore più diligente in fase difensiva, ma questo aggiustamento non risolve il problema: al minuto 61 Welbeck si dimentica di Darmian, il quale serve Candreva che, dopo un dribbling su Baines, serve un assist perfetto a Balotelli per il raddoppio italiano.
Il corso di questa partita evidenzia i problemi di equilibrio ai quali vanno incontro le squadre che schierano quattro calciatori puramente offensivi: potranno essere imprevedibili e divertenti da vedere, ma se gli esterni non rientrano i terzini diventano facile preda degli avversari più tecnici. Mi sarei aspettato che un allenatore come Hodgson, da sempre fautore di un solido 4-4-2 con almeno un esterno alto difensivo, si affidasse almeno a inizio ripresa a James Milner per contrastare un piano di gioco, quello dell'Italia, che era apparso evidente sin dalle prime battute. Ciò nonostante, il maggior difetto esibito dall'Inghilterra è stata la mancanza di coesione fra difensori e centrocampisti e il quartetto offensivo, evidenziando una grave mancanza di coesione fra i reparti.

Cross effettuati dall' Inghilterra. Anche qui, la maggior parte proviene dal versante destro, anche se quello vincente sfrutta un "buco" degli azzurri dalla parte opposta. La scarsa percentuale di quelli andati a segno mette in risalto la solidità dei difensori italiani sulle palle alte.
A fine partita l'Inghilterra farà registrare un buon numero di conclusioni, ma la maggior parte di esse sono dalla lunga distanza e fuori misura, a sottolineare l'imprecisione dei loro attaccanti.
GIOCO A SPECCHIO
A rendere la partita ancora più interessante dal punto di vista tattico è la tattica a specchio adottata dall'Inghilterra: seppur applicata con uno stile di passaggi più diretto, caratteristica fondamentale del gioco anglosassone, l'insistenza sulla fascia destra rappresenta una costante per entrambe le formazioni. In particolare è la posizione piuttosto centrale di Marchisio ad incoraggiare le sovrapposizioni di Johnson ad andare in 2 contro 1 su Chiellini, che di conseguenza rimarrà in posizione bloccata per gran parte dell'incontro. Anche Sturridge si spingerà spesso in quella zona di campo causando non pochi problemi a un non brillante Paletta.

La grafica relativa ai passaggi ricevuti da Sturridge evidenzia i suoi movimenti verso il lato destro del campo.

ESEMPLARE GESTIONE DELLA PALLA
Un dato estremamente importante (e sorprendente, considerata la storia dello stile di gioco italiano) è il fatto che ben 7 giocatori azzurri abbiano fatto registrare percentuali di passaggi completati superiori al 90%. Nella fattispecie, parliamo di Barzagli (98%), Verratti (97%), Pirlo (95%), De Rossi (94%), Paletta (93%) e Candreva (91%). In particolare Andrea Pirlo è stato il giocatore a toccare più palloni, ben 117, e a sfoderare una prestazione che ricorda da vicino lo Xavi dei tempi migliori.
Sembra evidente, dunque, che il lavoro di Prandelli sia votato a dare alla Nazionale uno stile di gioco meno convenzionale e meno dipendente dal contropiede rispetto al passato. D'altronde, questa mossa è una logica conseguenza della mancanza di veri e propri mediani di rottura in rosa.

FLESSIBILITA'
La proverbiale capacità del calcio italiano di adattarsi a tutti i contesti tattici diviene ancora più evidente quando, con l'inevitabile avanzare dell'Inghilterra alla ricerca del pareggio, Prandelli decide di inserire Parolo (un centrocampista centrale) per Candreva, passando di fatto a una sorta di 5-3-1-1 / 3-6-1 con De Rossi praticamente in mezzo ai centrali difensivi e tantissima densità in mezzo al campo. Un sistema efficace, vista l'abbondanza di palleggiatori, per tenere alla larga la minaccia avversaria guadagnando superiorità numerica in ogni zona di campo.

Formazioni al fischio finale: Inghilterra sbilanciata in avanti ma ben contenuta dal 5-4-1 schierato da Prandelli. Per essere una formazione "difensiva" il tasso tecnico del centrocampo italiano resta alto. Immobile, da buon contropiedista, cerca di sfruttare lo spazio lasciato alle spalle da Johnson nel tentativo di limitare le avanzate inglesi da quella parte.
BALOTELLI
Oltre a Darmian, Candreva e Pirlo, tutti autori di prestazioni sopra la media, il giocatore più atteso e autore di una ottima partita è stato Balotelli. I suoi movimenti senza palla sono stati imprevedibili e ben concepiti, soprattutto nel secondo tempo quando non si è accontentato di giocare in mezzo ai due centrali avversari ma ha variato continuamente la sua posizione in campo, attaccando anche verso l'esterno. Per gli azzurri sarà fondamentale, per ambire a prestazioni importanti in un Mondiale che si preannuncia agguerrito, che il loro attaccante principe mantenga costanza di rendimento e soprattutto la stessa voglia di far bene dimostrata contro l'Inghilterra per tutto l'arco della competizione.

Marco Buonomo

venerdì 13 giugno 2014

Spagna - Olanda 1-5. Il gioco "all'italiana" distrugge i campioni in carica.

Big-match della seconda giornata dei Mondiali 2014 è senza dubbio lo scontro fra i campioni in carica della Spagna e la sempre pericolosa Olanda, che si affrontano in una affascinante rivincita della scorsa Finale. Del Bosque schiera il suo solito 4-2-3-1 con la coppia Busquets - Alonso a tessere le fila del gioco e Xavi in una posizione più avanzata alle spalle di Diego Costa, mentre Van Gaal dispone i suoi con un 3-4-1-2 che prevede Robben cone attaccante puro.

Formazioni e piani di gioco al calcio d'inizio. Esterni olandesi molto alti con gli esterni spagnoli che cercano di accentrarsi scontrandosi contro la densità della difesa avversaria. Quello di Van Gaal assomiglia da vicino a un 3-4-3, soprattutto in fase offensiva.
SPAGNA SNATURATA, OLANDA BEN ORGANIZZATA
Il clamore giustamente suscitato dal risultato finale stride con l'equilibrio che, al contrario, ha dominato la prima frazione di gioco, con la Spagna, apparsa comunque troppo lenta e leziosa, ad andare in vantaggio con un rigore causato da un'ingenuità di De Vrij su Diego Costa. Il piano tattico di Del Bosque consiste nello sfruttare lo spazio a destra della difesa olandese, e infatti gli attacchi degli iberici si concentrano lungo la catena di sinistra; poco dopo il vantaggio David Silva si divora una grande occasione dopo un taglio in profondità dalla destra. E' stato interessante vedere come la Spagna abbia adottato uno stile di gioco più diretto, con meno trame di passaggi corti, per assecondare le caratteristiche del primo centravanti "pesante" schierato negli ultimi anni. L'attaccante ex-Atletico Madrid, di recente acquisizione da parte del Chelsea, non ha giocato una grande partita e, nelle intenzioni, avrebbe dovuto rappresentare il fulcro del gioco dell'attacco spagnolo.
Diverso invece il discorso relativo alla strategia olandese: Van Gaal, da sempre un grande maestro di tattica, consapevole di non disporre di grandi individualità in difesa, adotta una linea difensiva a 3 per fare densità in fase di non possesso, con due terzini fluidificanti a dare ampiezza alla manovra. Il coraggio di Janmaat e Blind nello spingersi avanti senza farsi schiacciare dalla tecnica di Iniesta e David Silva verrà premiata, con Blind autore di due assist di pregevole fattura. Il grande gol di Van Persie in chiusura di primo tempo è la sintesi della capacità degli "orange" di spostare il pallone con grande rapidità oltre la difesa avversaria.

ORANGE DEVASTANTI IN CONTROPIEDE
Nella ripresa, nonostante le avvisaglie del primo tempo, la Spagna continua a giocare con una difesa alta cercando di mettere gli avversari sotto pressione e dominare il possesso palla. Gli olandesi, però, prendono coraggio col passare dei minuti e al minuto 53 l'ennesima giocata in profondità di Daley Blind viene capitalizzata da Robben che parte sul filo del fuorigioco, si beve Piquè e trasforma. Gli iberici non sembrano in grado di reagire e accusano il colpo, rischiando il terzo gol con Van Persie su assist di Janmaat in ripartenza. Terzo gol che arriverà comunque a 10 minuti dal raddoppio su calcio piazzato indiretto. La totale incapacità degli uomini più rappresentativi nel saltare l'uomo o rendersi autori di giocate incisive sarà cruciale per il tracollo finale, maturato grazie a un erroraccio di Casillas su retropassaggio e infine all'80esimo dopo un contropiede orchestrato da Sneijder e finalizzato da Robben.

Occasioni da gol create dall'Olanda. Ben 3 assist vengono da una palla lunga.

Solo 2 dribbling riusciti su 13 tentati per la Spagna, un dato imbarazzante considerato il potenziale tecnico a disposizione.

CONSIDERAZIONI FINALI
Una partita decisamente all'italiana per l'Olanda che ha messo a nudo la vulnerabilità della difesa spagnola nella fase di transizione. Van Gaal ha schierato una squadra solida giocando sui propri punti di forza: l'organizzazione difensiva e la capacità dei tre attaccanti (Sneider, Van Persie e Robben) di muoversi negli spazi e dare sfogo al proprio bagaglio tecnico. I due fluidificanti sono sembrati a loro agio in entrambe le fasi. Sarà interessante vedere se il tecnico olandese avrà in mente un piano B quando i suoi dovranno giocare contro squadre più chiuse.
Per la Spagna una disfatta su tutta la linea: quasi nessun dribbling riuscito e un possesso palla sterile, con una linea difensiva altissima che non è riuscita ad arginare lo strapotere tecnico degli attaccanti avversari. Un bagno di umiltà notevole per Del Bosque che mai ha dato l'impressione di voler dare una svolta al piano tattico di partenza.

Passaggi ricevuti da Daley Blind e Daryl Janmaat: la loro posizione generalmente alta in campo è stata un fattore chiave per dare ampiezza al contropiede ed evitare alla squadra di essere troppo schiacciata verso la propria area.


Marco Buonomo

Brasile - Croazia 3-1. Verdeoro, a fatica, nel segno di Neymar.

La gara inaugurale dei Campionati del Mondo 2014 ci regala un match tatticamente molto interessante fra i padroni di casa del Brasile e la Croazia, movimento calcistico da sempre attivo nel produrre talenti di livello europeo. Per Scolari è grande l'aspettativa, anche se l'esordio contro una compagine relativamente giovane, soprattutto nelle seconde linee, come quella di Niko Kovac facilita il compito almeno nei pronostici.
I verdeoro scendono in campo in formazione tipo, mentre la Croazia schera Olic esterno di centrocampo in quello che è in pratica un 4-4-2 / 4-4-1-1 molto coperto.

Formazioni al calcio d'inizio. Croazia che difende bassa con due linee di quattro e riparte grazie all'intraprendenza dei due esterni Olic e Perisic. Nel Brasile Luiz Gustavo gioca molto basso, quasi da terzo difensore, per permettere agli esterni di salire. La tendenza di Oscar a giocare verso il centro permette a Vrsaljko di avere spazio per sovrapporsi sulla fascia di competenza.

STRATEGIE INIZIALI E VANTAGGIO OSPITE
Il Brasile parte con un atteggiamento molto propositivo, anche se la squadra sembra un po' bloccata dalle forti aspettative e sbaglia qualche passaggio di troppo, nonostante il possesso palla sia subito dalla loro parte. Il piano di gioco della Croazia è fin troppo evidente sin dalle prime battute: difesa bassa su due linee di quattro e contropiede sulle fasce, specialmente a sinistra dove Vrsaljko ha più libertà di sganciarsi vista la tendenza del dirimpettaio Oscar a lanciarsi verso il centro, nel vivo del gioco.
Adottare una difesa bassa è anche suggerito dalla naturale mancanza di rapidità dei due centrali difensivi Lovren e Corluka, per i quali sarebbe letale lasciare troppo spazio alle proprie spalle quando gli avversari schierano attaccanti veloci come quelli brasiliani.
Dopo poco più di 10 minuti sono proprio i balcanici ad andare in vantaggio con un autogol di Marcelo propiziato da un cross sul secondo palo di Olic al termine di una ripartenza veloce. Già pochi minuti prima Olic aveva sfiorato il gol con un colpo di testa su azione fotocopia.

LUIZ GUSTAVO
Importante è la posizione di Luiz Gustavo nello scacchiere tattico brasiliano: il centrocampista del Wolfsburg gioca infatti da metodista puro, scalando in mezzo ai due centrali di difesa e consentendo a entrambi i terzini di spingersi in avanti. Per la coppia d'attacco croata è così difficile, in inferiorità numerica, trovare spazi per fraseggiare.

98% di passaggi riusciti per Luiz Gustavo, eccellente il suo lavoro per garantire continuità al possesso palla.

IDENTITA' DI PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZE
Sia il Brasile che la Croazia sono squadre molto tecniche, che possono vantare giocatori di assoluto talento in grado di regalare con facilità il dribbling o l'assist decisivo, ma sono anche simili nel loro punto debole, ossia la transizione da fase offensiva a difensiva: per tutto l'arco della gara, le squadre si dimostreranno vulnerabili al contropiede avversario, soprattutto in situazioni di palla recuperata a centrocampo. Così Neymar, con un contropiede per vie centrali, sorprende il portiere Pletikosa con un tiro preciso dalla media distanza regalando il pareggio ai padroni di casa.

SOSTITUZIONI 
Nel secondo tempo il copione non cambia in modo sostanziale, ma la sostituzione di Kovacic al minuto 60 è parsa abbastanza frettolosa. Non che il giovane talento dell'Inter stesse particolarmente brillando, ma considerata l'alternativa naturale Brozovic, altrettanto giovane e dall'impatto sulla gara praticamente nullo, forse è lecito pensare che Kovac avrebbe potuto concedere un po' di minutaggio in più al suo titolare. Nel Brasile escono Paulinho e Hulk, entrambi non brillanti, prima che al 69esimo ancora Neymar completi la rimonta verdeoro calciando un rigore generosamente concesso.

CROAZIA POCO INCISIVA
Un altro cambio per Kovac, al 78esimo, con Rebic, altra conoscenza della nostra Serie A, in luogo di Jelavic. I due hanno caratteristiche differenti, ma il nuovo entrato non possiede abbastanza peso specifico per giostrare fra difensori di livello mondiale come David Luiz e Thiago Silva, e dunque non inciderà in alcun modo sulla partita. A conti fatti, sarebbe stato logico immaginare un suo ingresso al posto di Kovacic, per completare tecnicamente il tandem offensivo. E' ragionevole sostenere, dunque, che con l'ingresso di Brozovic Kovac si sia complicato la vita, nonostante la sua squadra non godesse comunque dei favori del pronostico.
Ad ogni modo, la Croazia non dimostra nè una sufficiente capacità di penetrazione nell'area avversaria nè una continuità di soluzioni offensive in grado di recuperare veramente la partita. I due playmaker, Modric e Rakitic, giocano una partita nella media concedendosi qualche conclusione da lontano e poco più, mentre la difesa soffre grandemente la posizione ritirata di Fred a favorire i movimenti di Neymar fra le linee. A tempo scaduto, con gli avversari ormai sbilanciati, è Oscar a coronare una buona partita con un astuto colpo di punta.

Passaggi nella metà campo avversaria della Croazia. Ricorso frequente al lancio lungo e passaggi andati a segno nell'area avversaria praticamente nulli. Le occasioni create si limitano a occasioni per il tiro da fuori.

CONSIDERAZIONI TATTICHE
Da un punto di vista dei duelli individuali, è stato interessante vedere come la Croazia abbia praticamente vinto entrambi quelli sulle fasce, grazie al grande lavoro delle coppie di esterni che hanno limitato di molto la pericolosità delle sortite di Marcelo e Dani Alves. Per contro, la superiorità del Brasile si è manifestata lungo il corridoio centrale, laddove Rakitic e Modric, nessuno dei quali dotato di caratteristiche da vero incontrista, hanno sofferto i tagli alle loro spalle e non hanno garantito un sufficiente numero di contrasti vinti. Inoltre, la capacità di saltare l'uomo di Oscar si è rivelata fondamentale per guadagnare più volte la superiorità numerica e mandare la difesa avversaria in affanno, elemento, questo, sottolineato dal gran numero di falli commessi dalla squadra croata.

Contrasti vinti dalla Croazia. Sulle fasce i danni sono stati limitati, mentre nella parte centrale del campo è mancato un filtro adeguato. Comprensibile quando si gioca con un doppio regista in mediana.

Falli subiti dal Brasile. L'incapacità di portare via il pallone in maniera pulita lascia il possesso dal pallone a una sola squadra.
Il triangolo Rakitic - Modric - Kovacic è tecnicamente fortissimo e molto affascinante da immaginare, ma forse Kovac sarà più propenso a rinunciare a uno dei tre in luogo di un giocatore in grado di dare solidità davanti alla difesa, magari passando a un 4-1-4-1 con maggiori garanzie contro le ripartenze avversarie.

Marco Buonomo

martedì 1 aprile 2014

Napoli - Juventus 2-0. Bianconeri stanchi e senza profondità.

In uno dei grandi classici del campionato nostrano, il Napoli sconfigge i rivali storici della Juventus con un netto 2-0 e rimane in scia della Roma nella lotta per il terzo posto, allontanando ulteriormente la Fiorentina e regalando una bella soddisfazione ai 60.000 del San Paolo. La squadra di Conte, in emergenza soprattutto nelle seconde linee, non è sembrata affatto brillante e ha faticato sia a costruire gioco che a difendersi dagli attacchi avversari per tutto l'arco della gara, non riuscendo a mettere in campo l'aggressività e l'intensità che sono caratteristiche fondamentali dei bianconeri; tuttavia, è molto improbabile che questa gara avrà ripercussioni evidenti sulla classifica, comandata con merito e netto distacco dai piemontesi.
Resta il fatto che la facilità con la quale il Napoli porta a casa la vittoria non era certamente nei pronostici: gli ospiti concludono solo due volte nello specchio della porta avversaria e con tentativi tutt'altro che convincenti, mentre i padroni di casa hanno esibito una grande mole di gioco per tutti i 90 minuti, sfiorando molte volte il gol soprattutto in avvio di partita.
L'incontro, per quanto non abbia messo spesso il risultato in discussione, ha offerto comunque numerosi spunti di riflessione sul piano tattico.

Formazioni iniziali. Lo schieramento dei due mediani azzurri sarà fondamentale per ingabbiare gli attaccanti avversari e tagliar loro i rifornimenti. Piuttosto che pensare a come difendersi dagli esterni juventini, il Napoli pensa a come attaccarli per metterli in difficoltà, soprattutto sul versante destro del campo. Favorisce il piano tattico di Benitez il fatto che Chiellini sia il difensore più propenso a staccarsi dalla linea a 3 per appoggiare l'azione e il Napoli sfrutterà pienamente lo spazio lasciato alle sue spalle.
1) IL NAPOLI DIFENDE STRETTO

Il più importante merito del Napoli è stato quello di riuscire a difendere in maniera molto compatta, non solo tenendo i due mediani vicini alla difesa, a formare una sorta di quadrilatero contro i due attaccanti della Juventus, ma anche in senso orizzontale, paradossalmente concedendo spazio e tempo sul pallone ai due tornanti avversari, con il probabile intento di invitarli verso la propria area e sorprenderli con ripartenze veloci.
Nella gara di andata la vulnerabilità degli azzurri nella parte centrale del campo rappresentò la maggiore fonte di problemi per Benitez, il quale inquesta partita cerca di impedire le imbucate verticali dei bianconeri calcolando il rischio di concedere qualcosa in ampiezza.

Fermo immagine che testimonia la difesa dello spazio particolarmente compatta del Napoli, in fase difensiva un 4-4-1-1. Gli esterni della Juventus, da sempre molto alti e larghi sotto Conte, hanno tempo e spazio per provare ad affondare mentre Llorente e Osvaldo stentano a trovare profondità.
2) TANDEM D'ATTACCO POCO ASSORTITO PER CONTE

Orfano di Tevez, squalificato, Conte sceglie Osvaldo come partner di Llorente ma nessuno dei due gioca una buona partita. Lo spagnolo ex-Bilbao non è una punta particolarmente mobile e, per caratteristiche, può essere controllato da giocatori come Albiol e Fernandez che, seppur non particolarmente veloci, sono forti nel gioco aereo e nel senso della posizione; l'italo-argentino invece predilige lanciarsi in profondità piuttosto che dialogare con il centrocampo, e nelle poche volte che arriva un pallone verticale è sempre in fuorigioco. La scelta di rinunciare a Vucinic e Giovinco, attaccanti in grado di fare un buon lavoro di raccordo con i centrocampisti, è sembrata discutibile, soprattutto contro una difesa che in questa stagione ha sofferto gli attaccanti veloci e tecnici.

Abbastanza desolante la partita di Osvaldo, mai realmente pericoloso.
3) I DUELLI INDIVIDUALI SULLE FASCE

Sugli esterni, la Juventus perde nettamente la partita: Asamoah prima, e Lichtsteiner poi, faticano a contenere gli inserimenti senza palla di Callejon (senza dubbio l'uomo-partita) e non riescono a proporsi con incisività nonostante la possibilità di affondare si presenti più volte per la disposizione molto stretta dei quattro dietro di Benitez. Nè il subentrato Isla, schierato a destra con il compagno svizzero a giostrare sul versante opposto, riesce a fare meglio, nonostante un paio di buone occasioni nell'arco del secondo tempo. Ghoulam e Henrique vincono nettamente la sfida e gli esterni juventini soffrono particolarmente le loro sovrapposizioni, quando Insigne e Callejon stringono verso il centro. Proprio un taglio centrale dell'ex-Real è ciò che regala il vantaggio al Napoli al 37esimo del primo tempo, bruciando nettamente Asamoah nell'uno-contro-uno senza palla.

Callejon ha ricevuto una gran quantità di palloni, soprattutto grazie a precise giocate dirette. Molto alta la sua posizione in campo durante la partita e Asamoah, il giocatore naturalmente incaricato di seguirne i movimenti, in costante difficoltà.
4) PIRLO 

Il regista bianconero, uomo in più della Juventus nelle ultime partite, stenta a realizzare giocate incisive e, seppur la percentuale di passaggi messi a segno sia comunque alta, la maggior parte di questi rappresenta giocate orizzontali. La mancanza di profondità è sicuramente l'aspetto che ha favorito maggiormente la tenuta difensiva dei padroni di casa. Questo dato è ancora più sorprendente se si sottolinea quanto, nonostante la posizione del trequartista del 4-2-3-1 si sovrapponga naturalmente a quella del regista basso nel 3-5-2, Pirlo non abbia dovuto affrontare alcuna "gabbia" o marcatura particolarmente stretta nell'arco della gara.

Passaggi di Andrea Pirlo. La maggior parte dei passaggi riusciti è in senso orizzontale.
5) LE SOSTITUZIONI

Anche la gestione dei cambi va a giustificare il successo casalingo del Napoli: i subentrati Pandev e Mertens architettano un contropiede perfetto a dieci minuti dalla fine che chiude il match: la sostituzione di Higuaìn in luogo del macedone, apparsa inizialmente curiosa, è presto giustificata dall'azione del gol, il quale conferma la bontà dell'acquisto dell'ala belga in estate. In casa bianconera la sostituzione di Asamoah è parsa logica, vista l'estrema difficoltà del ghanese nel contenere Callejon, ma quella di Pogba invece è sembrata troppo frettolosa, soprattutto alla luce di una prestazione sotto le aspettative da parte di Vidal, impreciso e nervoso. Bene invece Vucinic nei 20 minuti avuti a disposizione, nel corso dei quali con il suo lavoro di raccordo fra attacco e centrocampo ha aumentato notevolmente il possesso palla nella metà campo avversaria.


In conclusione, per quanto probabilmente ininfluente ai fini del piazzamento finale delle rispettive squadre, l'incontro del San Paolo ha confermato il momento poco brillante dei campioni in carica e la capacità del Napoli di dare intensità e vigore al proprio gioco nelle partite più sentite, proponendo una battaglia tattica interessante fra due allenatori poco avvezzi al cambiamento ed entrambi, a modo loro, emblema della forza delle proprie idee.

Solo due conclusioni in porta per la Juve su due sortite offensive di Lichtsteiner.

Il Napoli crea dalla fascia sinistra e finalizza da quella destra, come evidenzia la grafica relativa alle occasioni create.

Le conclusioni in porta confermano la bontà dell'analisi suggerita dalla precedente grafica.

Densità di gioco in una grafica da legaseriea.it .

Marco Buonomo